Agnes: ossessione della maternità

Quando attorno ai trentacinque anni l’orologio biologico comincia a cliccare per ricordare che se si vuole un figlio è meglio sbrigarsi, Julie, protagonista di “Agnes” (romanzo dell’autrice ceca Viktorie Hanišová appena arrivato in libreria) comincia ad agitarsi. È una donna volitiva, maniaca del controllo, ha raggiunto una buona posizione economica, è a capo delle risorse umane di un’azienda e decide che quello che serve a coronare la sua vita realizzata è un bebé. Coinvolge il compagno in vari e frustranti tentativi di concepimento, ma le cose non vanno come programmato.

Anzi, l’obiettivo maternità diventa sempre più difficile da raggiungere mentre Julie sembra perdere di vista la realtà persa nella sua ossessione. Decide addirittura di comprarsi una figlia: a un prezzo piuttosto conveniente acquista Agnes, una neonata rom. Da qui in poi la trama del romanzo diventa sempre più coinvolgente, trascinando il lettore nella mente contorta della protagonista, sempre più impegnata a difendere il castello di bugie che costruisce per apparire agli occhi di tutti la madre esemplare di una bimba perfetta. Per essere tale la piccola non naturalmente può essere di etnia rom, quindi Julie si inventa che è cubana. Da questa grossolana menzogna, mentre la bambina cresce e diventa adolescente, sfocia una serie di conseguenze sempre più assurde e temibili.

La settimana scorsa a BookPride ho incontrato l’autrice e mi sono congratulata per il talento che ha mostrato nell’affrontare temi importanti e delicati, come razzismo, rapporti famigliari, bullismo, con una scrittura coraggiosa, velata di tagliente ironia, capace di intrigare dalla prima all’ultima pagina.

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