L’anima dei fiori

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Una collana di libretti preziosi e bellissimi, arricchiti da copertine ad acquarello, si intitola L’anima dei fiori e ripropone l’opera uscita nel 1903 scritta da Matilde Serao, in otto eleganti volumi che rispecchiamo lo stile dei book flower, forma narrativa in voga nel nord Europa nel tardo Ottocento.

La scrittrice parlando dei fiori, a ogni varietà è dedicato un approfondimento, spazia oltre l’amore per la natura e utilizza le sue eleganti descrizioni come spunto per descrivere la società e i costumi dell’epoca. E anche per filtrare sentimenti ed emozioni personali grazie ad uno stile ricercato, musicale, poetico.

Scopriamo così ai tempi della Serao la gardenia era il fiore più mondano perchè utilizzato dagli uomini negli occhielli, degli abiti e delle rendingote, per rimanere al suo posto era trapassata sempre dal fil di ferro, che l’autrice definisce “il coltello anarchico dei fiori”!

Poi c’è la mimosa, che prima di diventare lo stucchevole emblema della festa delle donne, aveva una sua dignità: una specie allegra a buon prezzo, diffusissima. L’autrice parla anche dell’edelweiss che ama moltissimo, “la stella argentea delle Alpi” che ammira e rispetta perchè cresce e sopravvive in luoghi impervi. E dei fiori d’arancio che fioriscono a maggio, e forse per questo sono i fiori delle spose. Forse per questo è il mese dei matrimoni?

Considerato il tema, gli accenni sentimentali sono presenti nel libro ma l’autrice non è mai stata melensa, specialmente perchè proprio nell’anno della pubblicazione, il 1903, la Serao stava vivendo una dolorosa separazione dal marito Edoardo Scarfoglio che, oltre ad averle fatto sopportare innumerevoli tradimenti, aveva avuto una figlia da un’altra donna. Poi, con un eccesso di drammaticità, per vendetta questa amante decise di suicidarsi proprio davanti all’ingresso di casa della Serao. Ma l’autrice con grande professionalità e forza d’animo riuscì a sopravvivere allo scandalo.

Anzi, amarezza e disillusione le suggerirono l’idea di scrivere una serie di storie estremamente moderne, un ciclo di dieci romanzi. “Racconti che incrinassero proprio gli stereotipi sulla famiglia e la religione, che pure avevano sorretto la sua esistenza, fondamenta di un castello di illusioni e disillusioni che a quel tempo imprigionavano la vita. Sopratutto delle donne”, come racconta Donatella Trotta, curatrice della collana. Peccato che poi questo progetto, così importante e necessario, la Serao non abbia avuto modo di attuarlo.

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